lunedì 28 gennaio 2008

V

V

L’americano scomparve. Pagato il fitto si dileguò, il bastardo. La sua stanza era vuota ormai da due settimane e di certo lo sarebbe rimasta. Nessuna idea su come rintracciarlo. Non possedevo ricevute che testimoniassero il versamento né niente. In parole povere ero stato truffato. Cazzo! Quando prendo una fregatura mi rimane sempre un gran rimorso dentro. Non so, per il fatto che devo essere io quello cattivo, quello che fa cose malvage, al contrario mi accorgo di essere un pivello paragonato a ciò che si è capaci d’inventare, della destrezza che hanno i bastardi di fotterti intendo.
Mi aveva gabbato il figlio di troia, e la cosa non m’andava giù. Scialava i miei quattrocento soldi offrendo da bere, o se li era fumati in un merdoso coffeshop, o a fotterseli con le puttane. Ecco come immaginavo l’americano. In un’accesso di rabbia pensai di giocare sporco anch’io, e subaffitare l’appartamento a qualche gonzo. Ma lasciai perdere. Che senso aveva innescare una catena di disonestà? La città ne aveva abbastanza. E anch’io.
Camminavo su e giù per il piccolo appartamento consumando la moquet e mordendomi le unghia per smaltire la rabbia. Mollai un calcio a un mobile, tirai giù una sedia e lasciai i rubinetti dell’acqua correre per ore. A chi facevo torto poi, non lo sapevo.
Ero tormentato. Di chi era l’appartamento che abitavo? E chi altro possedeva le chiavi? Da un momento all’altro il vero proprietario avrebbe potuto cacciarmi fuori di casa. E se nel cuore della notte qualcuno mi avesse accoltellato nel sonno? Gesù, non potevo andare avanti a quella maniera! C’era da uscire matti. Allora, appena montai al call center, avviai a testa bassa una nuova ricerca su internet, ricominciando il balletto delle visite attraverso la città: appartamenti senza cesso, altri col pavimento in pendenza, altri senza riscaldamento, senza finestre e via discorrendo.
Fui fortunato questa volta. La cosa si risolse facile.
L’appartamento si trovava nel Red Light District, sulla Oudezijds Voorburgwal. L’agente immobiliare era in compagnia di un altro tizio, anch’egli interessato. Appena entrati in casa capii che si trattava di ciò che volevo. Il soffitto del salone era alto almeno sei metri, con al centro un lampadario come quelli della nobiltà. L’appartamento disponeva di una sola ampia camera da letto, e un cesso che ad Amsterdam non avevo mai incontrato. Nel senso. Ad Amsterdam il cesso non è qualcosa di cui andar fieri. Hanno la tazza in un posto e la doccia in un altro, per dire, e del bidè neanche a parlarne. Spesso poi mi era capitato di cacare con le ginocchia incollate al muro. Questo invece era un cesso da principi. E me ne innamorai. Dico della casa e pure del cesso.
La cosa che mi persuadeva era il soffitto. Ho sempre creduto che i pensieri siano onde d’energia che si spargono nell’aria, e per ciò hanno bisogno di spazio per levarsi. I soffitti bassi non offrono sufficiente via d’uscita e le rimandano indietro ingolfando il pensatore. Chi ha la fortuna di vivere in campagna o in appartamenti dai soffitti alti, dove i pensieri hanno modo di spargersi e andare dove gli pare, vivono felici…
L’agente mi scrollò riportandomi a terra, e disse:
- Il pigione è mille soldi al mese, comprensivo di luce, acqua e gas. Si versa un mese d’anticipo e un mese di commissione per l’agenzia. Dimenticavo, una volta la settimana viene la donna delle pulizie.
- La prendo! – esclamai.
Quella era la mia dimora. Deciso. L’agente parlottò col tipo. Il tipo rifiutò. Pare che una stanza da letto non fosse sufficiente per quel prezzo. Strinsi la mano all’agente e gli dissi:
- Ti lascio una caparra di duecento soldi. Avrai il resto la settimana prossima. Cancella l’annuncio. La casa è presa.
Accettò.
Seguii una strategia decisa. Avevo visitato decine di appartamenti e a quel prezzo una casa del genere rappresentava un miracolo per Amsterdam. Trovare qualcuno disposto a pagare “una certa cifra” per l’affitto era questione di una settimana o poco meno. Il soppalco era sgombro. Avrei comprato un letto economico da Ikea e avrei avuto la mia stanza. That’s it! Per certe cose nascere napoletano è un vantaggio.
Il giorno dopo su internet postai un annuncio: Affittasi loft nel Red Light district, 120mq, parquet, lavatrice, asciugatrice, donna delle pulizie il venerdì, settecento soldi incluso elettricità, luce, e gas. Chiamare solo se Veramente interessato.
Nei giorni a seguire fui tempestato di email. Professionisti più che altro. Gente che di grano ne aveva da spendere e se ne curava poco. Gli andava di vivere in un loft al quartiere a luci rosse, a questo badavano.
Una ragazza fu determinata più di tutti. Si chiamava Shina, era scozzese. Quando le mostrai la casa fu un colpo di fulmine anche per lei.
- È uno spettacolo! Per settecento è un vero affare. E quel lampadario poi, divino!
- Già, e guardalo illuminato. – le dissi, accendendo la luce.
- Mi piace. La prendo! - e ci stringemmo la mano come due vecchi amici.
Il giorno dopo Shina pagò la sua parte. A me non restò che metterci il resto e consegnarli all’agente. La palla buona, era chiaro, adesso ce l’avevo io.